Polpo comune

POLPO COMUNE. Il polpo è un mollusco cefalopode tra i più intelligenti dei mari e questo è determinato dal fatto che, oltre a possedere un cervello centrale, situato nella testa, possiede neuroni e piccole terminazioni nervose distribuiti nelle 8 braccia (“tentacoli”), alla stregua di altri 8 piccoli cervelli periferici. Per il polpo, infatti, è necessario parlare di braccia e non tentacoli.

La differenza anatomica sostanziale tra le due definizioni è dovuta alla distribuzione delle ventose. Nelle braccia le ventose sono distribuite su tutta la lunghezza e il braccio ha funzione prensile e deambulatoria. Nel tentacolo invece le ventose si trovano distribuite nella parte finale con funzione tattilo sensoriale. Ad esempio, il calamaro possiede 8 braccia e 2 tentacoli.

Tutte le informazioni ottenute dalle braccia del polpo possono essere elaborate dal cervello centrale, che ha il compito di muovere le braccia in modo indipendente. Non è certo una novità vedere polpi che utilizzano strumenti, come conchiglie e rocce, al fine di costruire rifugi.

In molti studi il polpo è stato anche in grado di esporre un comportamento identificativo nei confronti di un altro animale, tra cui anche l’uomo. Recentemente alcuni subacquei hanno notato che alcuni polpi, forse per noia o fastidio, picchiano letteralmente altri animali, come pesci.

Nell’evoluzione il polpo ha sviluppato su tutto il corpo cellule specializzate, i cromatofori, che in base alla superficie toccata, ne assumono i colori. Ci sono molti polpi, in particolare polpi dell’oceano, in cui è possibile osservare l’assunzione di forme come pesci, al fine di spaventare predatori o attrarre prede.

Accoppiamento polpi.

Il polpo comune non è molto longevo, infatti, vive mediamente 1 o 2 anni al massimo, durante i quali l’individuo femmina depone le uova una sola volta prima di morire. Durante la riproduzione, i polpi maschi dopo il corteggiamento iniziale inseriscono la sacca contenente gli spermatozoi all’interno della femmina con un tentacolo modificato ad uncino. Una volta deposte le uova, la femmina cercherà di difenderle ad ogni costo, rinunciando a nutrirsi fino a morire per la mancanza di forze.

Il polpo si distingue dal moscardino per la presenza di un doppio filare di ventose su ognuno degli 8 tentacoli. Il moscardino, invece, possiede una sola fila di ventose estese sui tentacoli. La bocca del polpo è forte e robusta, tanto da arrivare a frantumare conchiglie e crostacei. Il polpo solitamente sia in immersione che in acquario mostra un comportamento rilassato restando in attenta osservazione all’interno di fessure nella roccia o in piccole anfore. Questa sua particolare posizione è anche il modo di segnalare la sua presenza in immersione.

GRANCHIO BLU. Il Granchio blu è un crostaceo decapode originario dell’Atlantico occidentale e del Golfo del Messico, con una distribuzione che va dalla Nuova Scozia all’Argentina. È una specie ecologicamente e commercialmente rilevante: nelle sue aree native sostiene importanti attività di pesca, con catture che hanno superato le 90.000 tonnellate nel 2016. Nel Mar Mediterraneo, il Granchio blu è considerato una specie aliena invasiva. Il suo arrivo è attribuito principalmente al rilascio accidentale di larve e uova attraverso l’acqua di zavorra delle navi commerciali.

Distribuzione del granchio blu nel mar mediterraneo.
Femmina e maschio.

La specie ha una fase larvale planctonica che può sopravvivere per settimane in sospensione nell’acqua, facilitando il trasporto transoceanico e la dispersione passiva anche su lunghe distanze. Dopo i primi avvistamenti in Egitto negli anni ’40, si è diffuso rapidamente nel Bacino Levantino e, dagli anni 2000, ha colonizzato anche il Mar Adriatico e il Tirreno. I granchi blu maschi tendono a crescere maggiormente ed hanno spine laterali più accentuate rispetto alle femmine. La crescita con il processo di muta è fortemente influenza dalla temperatura e dalla disponibilità di cibo. Temperature elevate e maggiori risorse alimentari riducono il periodo di tempo tra le mute. Il caratteristico colore blu-verde del carapace è dovuto alla presenza della proteina crustacyanin, che si degrada durante la cottura rilasciando il tipico colore rosso dell’astaxantina.

Anatomia granchio blu.

La sua capacità invasiva è favorita dalla tolleranza a un ampio range di salinità e temperatura, dall’alimentazione opportunistica (molluschi, crostacei, pesci, detriti), e dalla rapida riproduzione. In Italia, l’impatto è particolarmente grave in ambienti lagunari come il Delta del Po, dove ha causato un crollo della produzione di vongole entro il 2024. Dal punto di vista genetico, le popolazioni mediterranee mostrano una bassa variabilità, indice di “bottleneck”, suggerendo che pochi individui iniziali siano bastati per l’invasione.

POLPESSA. La polpessa, spesso confusa per la femmina del polpo comune, è una specie prevalentemente notturna. La si può distinguere dal polpo per la colorazione rossastra con numerosi puntini bianchi distribuiti su tutto il corpo e con una testa allungata. Raggiunge una lunghezza totale di circa 150 cm con un manto di quasi 20 centimetri. Il peso varia da 400 gr fino a più di 2 kg.

Anche i tentacoli possono essere distinti da quelli del polpo comune in quanto molto più lunghi. Come il polpo comune è un animale molto solitario tranne nel periodo di riproduzione. La polpessa è anche chiamata danzatrice dei mari, infatti, chi ha avuto il piacere di incontrarla durante un’immersione notturna, ha potuto documentare il suo ballo di mimetismo batesiano ovvero la sua capacità di assumere forme.

ASTICE COMUNE. L’astice tipicamente osservabile in tutto il mediterraneo è di colore bruno con striature gialle su tutto il corpo. L’astice comune dei mari italiani è solitamente più scuro rispetto a quello osservabile nelle zone di confine con le Isole Baleari, dove la colorazione dell’astice assume striature bluastre.

È distinguibile dall’aragosta per la presenza di robuste chele, generalmente asimmetriche, con le quali l’astice si difende e cattura le prede. L’aragosta, invece, non ha chele, ma possiede un carapace dotato di lunghe antenne e una serie di spine utili alla difesa. Le due specie si differenziano anche per il colore che tende al giallo e rosso/arancio vivo nel caso dell’aragosta.

Solitamente l’astice possiede una chela più massiccia, utile a frantumare, e l’altra più sottile che permette azioni più chirurgiche. L’astice è un crostaceo possente e la sua dimensione può superare i 40 cm di lunghezza e può essere avvistato anche ai 100 metri di profondità preferendo fondali rocciosi, in cui può rifugiarsi in particolare nel periodo della muta. Anche l’astice, come tutti i crostacei, se perde una o più zampe o chele può rigenerarle durante il processo di muta.

È considerato un crostaceo longevo, avendo una vita media di un centinaio di anni, ed è difficile determinare il suo invecchiamento dalla semplice osservazione visiva. Infatti è possibile determinare con una certa precisione la sua età solo attraverso l’analisi di residui calcarei eventualmente presenti nel corpo molle dell’animale. Alcuni astici americani, liberati negli ultimi anni, hanno mostrato la possibilità di raggiungere età tra 135 e 140 anni e anche oltre. L’astice è molto territoriale, infatti, una volta individuato l’anfratto nello scoglio difficilmente si sposterà nel corso della sua vita. La posizione e la grandezza dei suoi occhi permettono all’astice di avere una visione di 180 gradi. Da vicino si può notare la continua igiene personale dell’astice che pulisce le proprie chele e carapace. La gestazione degli astici dura circa 8-10 mesi e, delle migliaia di uova fecondate, solo 2 o 3 individui arrivano all’età adulta. È tendenzialmente un animale notturno, che approfitta dell’assenza di luce per cacciare.

PAGURO BERNARDO. Come il resto dei paguri, anche il paguro bernardo/eremita è un crostaceo con una colorazione che va dal rosso intenso al marrone. È uno dei paguri più grandi del Mediterraneo, potendo arrivare a misurare oltre 30 cm di lunghezza. Il suo corpo morbido senza guscio duro esterno è ricoperto di peli biancastri e le sue chele sono del tutto prive di peli. Hanno un corpo perfettamente sviluppato nella parte anteriore e dotato di chele robuste.

Anche il paguro eremita usa la conchiglia per viverci all’interno, ma anche come vero e proprio rifugio in caso di pericolo, sostituendola con nuove e più grandi conchiglie man mano che cresce. Ovviamente la conchiglia appartiene a molluschi, ma il paguro ne ha bisogno innanzitutto per proteggere la parte più vulnerabile del corpo, cioè la coda morbida e senza alcuna protezione rigida, quindi è in continua ricerca di gusci vuoti da occupare. Di interessante importanza è la simbiosi di questo crostaceo in alcuni casi con la spugna del genere Suberites. Quest’ultima ancorandosi al substrato della conchiglia del paguro ottiene la mobilità e il paguro in cambio evita di essere predato grazie alla tossicità della spugna.

Nella stragrande maggioranza delle volte, però, il paguro bernardo si osserva in simbiosi con due o più anemoni del genere Calliactis, di colore bruno chiaro, fissate alla conchiglia, che formano delle escrescenze. Anche in questo caso le anemoni forniscono protezione al crostaceo attraverso i tentacoli urticanti e, in cambio, essi beneficiano dei resti del pasto del granchio e di una certa variazione nell’alimentazione, dovuta semplicemente agli spostamenti dello stesso granchio.

Dopo aver sostituito la vecchia conchiglia con una nuova più grande, il paguro ricolloca su di essa l’anemone Calliactis.

SEPPIA COMUNE. La seppia comune è un mollusco cefalopode della famiglia Sepiidae, diffuso nel mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale. La seppia comune è dotata di un corpo allungato con mantello di forma triangolare circondato da due pinne ondeggianti che quasi si uniscono sulla punta favorendo il movimento dell’animale. Ha due grandi occhi e otto piccole braccia, che nascondono al centro un becco corneo simile a quello di un pappagallo e due tentacoli più lunghi che presentano le ventose solo all’apice e vengono estroflessi con uno scatto velocissimo per catturare le prede.

Dentro il mantello, dove è presente la conchiglia del mollusco nota come “osso di seppia”, l’animale può riempirsi e svuotarsi d’acqua a proprio piacimento in maniera tale da cambiare livello di profondità. Il colore è grigio-giallastro, solitamente zebrato. La taglia va da piccola a medio-grande, il massimo noto è di 50 cm di lunghezza del mantello per 12-15 kg di peso.

La seppia si muove molto lentamente e grazie alle sue cellule mimetizzanti chiamate cromatofori, può nascondersi da prede e predatori confondendosi con l’ambiente circostante.

Appena nata, la seppia possiede già tutte le caratteristiche anatomiche per iniziare il suo percorso di vita.

Le uova di seppia sono piccole sacche di colore nero solitamente ritrovate appese sulle cime delle barche.
Seppia in acquario.

VERMOCANE (o Verme di fuoco). Il vermocane (Hermodice carunculata) è un polichete marino, noto per il corpo allungato e ricoperto di setole urticanti che possono causare irritazioni cutanee dolorose e intorpidimenti.

È una specie autoctona del Mar Mediterraneo meridionale, ma negli ultimi decenni ha mostrato una significativa espansione geografica, favorita dall’aumento della temperatura delle acque. Questo fenomeno lo rende un classico esempio di “invasore nativo”, con potenziali impatti negativi sugli ecosistemi.

Il vermocane è un organismo onnivoro molto vorace: si nutre di coralli, gorgonie, stelle marine, piccoli invertebrati e materiale organico in decomposizione come carcasse di pesci. È anche vettore di patogeni responsabili di malattie nei coralli. Il vermocane è un animale resistente, capace di tollerare ampie variazioni ambientali (salinità, ossigeno, temperatura) e mostra una notevole capacità rigenerativa.

La riproduzione avviene in genere in estate in corrispondenza dei pleniluni e può essere sia sessuata con rilascio di gameti in acqua, sia asessuata, attraverso scissione e rigenerazione. Durante il periodo estivo è facile incontrare diversi individui di vermocane raggruppati intenti alla riproduzione. Studi in laboratorio hanno dimostrato che tagliando un vermocane in due parti, quest’ultime generano solitamente 2 individui completi. La specie ha pochi predatori naturali, e questo, unito alla sua biologia adattativa, contribuisce alla sua proliferazione. La sua presenza in alte densità è stata collegata ai cambiamenti di temperatura nel mediterraneo e squilibri ecologici in diverse regioni del Mediterraneo.

PESCE TROMBETTA. Il pesce trombetta, così chiamato per il suo corpo caratteristico, si presenta con un muso allungato e tubulare avente all’apice l’apertura della bocca, molto simile al cavalluccio marino. Questo pesce non supera i 15 cm e ha una colorazione che può variare dall’argento al rosa sbiadito. La presenza di una lunga e robusta spina dentellata sulla pinna dorsale permette a questo pesce di difendersi da attacchi dall’alto, mentre la sua postura verso il basso gli permette di difendersi da eventuali attacchi dal fondale.

Il trombetta è un pesce molto gregario, che si raduna in gruppi anche di molti individui, cosa che gli consente di eludere gli attacchi dei predatori.